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PFAS e alimenti, storia di una contaminazione

 

l gigante statunitense della drogheria Ahold Delhaize ha annunciato un impegno di “chimica sostenibile” per limitare l’uso di composti pericolosi in prodotti e imballaggi venduti nei circa 2.000 propri negozi.
Nel complesso, i marchi del gruppo interessati rappresentano il quarto rivenditore di generi alimentari più grande della nazione.
L’impegno prevede tre obiettivi principali: limitare l’uso di sostanze chimiche quali le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)il bisfenolo A e gli ftalati, in alimenti per lattanti e per l’infanzia, in prodotti per bambini e per la cura personale e ad uso domestico; richiedere ulteriori requisiti nei test dai fornitori per “confermare che i prodotti prioritari soddisfino gli elevati standard [dell’azienda], oltre a quanto richiesto dalla legge degli Stati Uniti, per quanto concerne i potenziali composti chimici che destano preoccupazione”;  collaborare con i fornitori per la ricerca e le azioni tese a ridurre al minimo la presenza di contaminanti nei prodotti di consumo e per proporre opzioni chimiche “più sostenibili”.

Per rispondere alla domanda espressa dai consumatori a favore di prodotti trasparenti per le loro famiglie, realizzati con ingredienti percepiti come sicuri, la società si è impegnata a monitorare la ricerca emergente per garantire l’aggiornamento regolare degli elenchi, e a partecipare dal prossimo anno al Chemical Footprint Project, che fornisce uno strumento per misurare e divulgare i dati sui progressi aziendali verso prodotti chimici più sicuri e la riduzione dell’uso di sostanze chimiche ad alta concentrazione.
Come è stato riportato in Chemical Watch all’inizio dell’anno, i rivenditori Whole Foods Market e Trader Joe’s si sono già impegnati ad eliminare i PFAS da alcuni imballaggi alimentari. Whole Foods Market – una catena di alimentari di proprietà di Amazon con circa 500 punti vendita negli Stati Uniti e nel Regno Unito – ha dichiarato di aver introdotto contenitori compostabili per ridurre l’impatto ambientale e di aver rimosso tutti gli imballaggi dagli alimenti confezionati e da forno evidenziati nel rapporto “Mind the Store” pubblicato dalla Organizzazione Non Governativa (ONG) Safer Chemicals Healthy Families (SCHF), oltre a lavorare attivamente con i propri fornitori “per trovare nuove opzioni di packaging compostabili”.
Trader Joe’s, che ha circa 500 sedi negli Stati Uniti, ha chiesto a sua volta ai suoi fornitori di evitare l’uso di PFAS negli imballaggi per i suoi prodotti.
Le azioni intraprese da queste due società segnalano che le PFAS stanno diventando un problema sempre più impellente per i rivenditori di generi alimentari, le catene di ristoranti e fast food, le aziende di imballaggi alimentari ed i fornitori di prodotti chimici. Gli impegni presi da Whole Foods e Trader Joe’s erano in risposta al rilascio del rapporto “Take out toxics: PFAS chemicals in food packaging” di SHCF, che riporta come le PFAS siano probabilmente presenti in contenitori da asporto e altri imballaggi alimentari venduti nei migliori negozi di alimentari. Anche l’ONG Environmental Working Group (EWG) ha chiesto il divieto delle PFAS dagli imballaggi per alimenti.

Un articolo pubblicato da EWG il 6 agosto 2019, discute le prove recenti secondo cui le PFAS sono rilevabili negli alimenti e negli imballaggi per alimenti, includendo riferimenti a uno studio della Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti, che ha trovato le PFAS in carne, frutti di mare, latticini, patate dolci, ananas, verdure a foglia verde e torte al cioccolato e a un recente rapporto di The New Food Economy, in base al quale in contenitori compostabili certificati utilizzati da due importanti ristoranti della catena di fast food statunitensi sono presenti le PFAS.
La dieta rappresenta una delle maggiori fonti di esposizione dell’uomo alle PFAS. Tra il 2002 e il 2016, la FDA ha approvato 19 PFAS per l’uso in imballaggi per alimenti (EDF, 2018) e quasi la metà degli involucri per fast food raccolti nel 2014 e 2015 presentava PFAS rilevabili (Schaider et al, 2018). Tuttavia, la fine dell’uso delle PFAS negli imballaggi per alimenti non eliminerà le PFAS dagli alimenti. L’uso di fanghi di depurazione contaminati da PFAS come fertilizzante nei campi agricoli è un altro modo in cui tali sostanze sono assorbite dalle colture destinate all’alimentazione umana e degli animali (Blaine et al, 2013) Quasi la metà dei 7 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione generati negli Stati Uniti ogni anno viene applicata al suolo, compresi i campi agricoli (EPA, 2018), e le PFAS nei fanghi può bioaccumulare nelle piante edibili, oltre che migrare in frutta, verdura e cereali irrigati con acqua contaminata (Blaine et al, 2013, 2014; Wen et al, 2014). In generale, gli studi dimostrano che la seconda generazione di PFAS – le cosiddette PFAS a catena corta come GenX e PFBS – si accumulano in quantità maggiori nella porzione commestibile della pianta (Blaine et al, 2014) come fragole e foglie di lattuga.
Le PFAS a catena lunga – come il PFOS, precedentemente utilizzati per produrre il Teflon, e il PFOA di DuPont, precedentemente ingrediente dello Scotchgard di 3M – tendono ad accumularsi nelle radici delle piante.

Le PFAS, assieme ad altri composti noti come interferenti endocrini, non si trovano solo di fronte a una “regolamentazione della vendita al dettaglio”, ma hanno anche intensificato l’azione dei responsabili politici. A maggio, il governatore Jay Inslee dello stato di Washington ha firmato la legge del Senato 5135 – che sarà conosciuta con il nome di Safer Products per Washington – e il Dipartimento di Ecologia ha redatto nei mesi successivi un elenco di prodotti comprendenti PFAS, ftalati, ritardanti di fiamma, composti fenolici e policlorobifenili a cui la legge darà la priorità. Nel giugno 2022 arriveranno le misure di regolamentazione, seguite dall’adozione della norma nel giugno 2023 ed entro giugno 2024 sarà compilata una lista ulteriore di sostanze chimiche prioritarie. L’agenzia sta attualmente conducendo una valutazione alternativa per vietare tutte le PFAS negli imballaggi alimentari a base di fibre vegetali entro il 1 gennaio 2022 e volta  all’identificazione di opzioni più sicure (sia chimiche che non chimiche) riguardo rischio chimico, prestazione, costo, disponibilità e esposizione. Il sito Web dell’agenzia prevede una data di uscita dell’autunno 2020 per il rapporto finale di valutazione delle alternative.
Questo è solo l’inizio. Il 6 febbraio è già stato annunciato da Safer States, una rete di organizzazioni statali per la protezione dell’ambiente, che almeno otto stati americani (Connecticut, Maryland, Maine, Minnesota, New Jersey, New York, Rhode Island e Vermont) esamineranno le politiche per eliminare o ridurre le PFAS negli imballaggi alimentari durante le sessioni legislative di quest’anno. In Europa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare propone di ridurre l’assunzione tollerabile di PFOS e PFOA negli alimenti () .
È auspicabile che siano adottate e attuate politiche pubbliche con chiari obiettivi e scadenze quantificabili per la riduzione e l’eliminazione delle PFAS negli imballaggi alimentari e sviluppare strategie più sicure per ridurre ed eliminare altre sostanze chimiche tossiche, come gli ftalati ed altri interferenti endocrini, nei materiali a contatto con gli alimenti.

di Francesca Gorini e Fabrizio Bianchi, Unità di Epidemiologia ambientale e registri di patologia, IFC CNR, Pisa

 

Bibliografia

  • Blaine AC, Rich CD, Hundal LS, Lau C, Mills MA, Harris KM, Higgins CP. Uptake of perfluoroalkyl acids into edible crops via land applied biosolids: field and greenhouse studies. Environ Sci Technol. 2013; 47: 14062-14069.
  • Blaine AC, Rich CD, Sedlacko EM, Hyland KC, Stushnoff C, Dickenson ER, Higgins CP. Perfluoroalkyl acid uptake in lettuce (Lactuca sativa) and strawberry (Fragaria ananassa) irrigated with reclaimed water. Environ Sci Technol. 2014; 48: 14361-14368.
  • Environmental Defense Food, 2018. Disponibile all’indirizzo: http://blogs.edf.org/health/files/2018/05/EDF-PFAS-FDA-FCN-Environmental-Assessments-Full-5-17-18.pdf
  • Environmental Protection Agency, 2018. EPA Unable to Assess the Impact of Hundreds of Unregulated Pollutants in Land-Applied Biosolids on Human Health and the Environment. Report No. 19-P-0002. November 15, 2018.
  • Müller CE, LeFevre GH, Timofte AE, Hussain FA, Sattely ES, Luthy RG. Competing mechanisms for perfluoroalkyl acid accumulation in plants revealed using an Arabidopsis model system. Environ Toxicol Chem. 2016; 35: 1138-1147.
  • Schaider LA, Balan SA, Blum A, Andrews DQ, Strynar MJ, Dickinson ME, Lunderberg DM, Lang JR, Peaslee GF. Fluorinated Compounds in U.S. Fast Food Packaging. Environ Sci Technol Lett. 2017; 4: 105-111.
  • Wen B, Li L, Zhang H, Ma Y, Shan XQ, Zhang S. Field study on the uptake and translocation of perfluoroalkyl acids (PFAAs) by wheat (Triticum aestivum L.) grown in biosolids-amended soils. Environ Pollut. 2014; 184: 547-554.

Fonte: RIVISTA MICRON

 

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