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Piombo, perché non abbassare la guardia

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Piombo, perché non abbassare la guardia

Il piombo è un contaminante ambientale che si trova sia in natura sia come risultato di attività umane quali l’estrazione mineraria. Dagli anni ‘70 in Europa sono state adottate misure per regolamentare i livelli di piombo nella benzina, nelle vernici, nelle lattine per alimenti e nelle tubature, ottenendo un notevole risultato nel ridurre l’esposizione. Restano tuttavia alcune preoccupazioni dovute al fatto che il piombo può entrare anche nella catena alimentare.

Non è stato necessario attendere la fine dell’incendio di Notre Dame (iniziato alla 18,53 del 15 aprile e terminato alle 9,50 del giorno successivo) per capire che sarebbe rimasto ben poco del tetto e che la fusione delle oltre 300 tonnellate di piombo (Pb) avrebbe provocato polveri e detriti dispersi nell’aria da monitorare. Due mesi dopo i primi controlli rassicuranti è stato segnalato il caso di un bambino residente sull’isola della città con livelli di piombo nel sangue superiori al limite consentito. A seguito dell’evento l’Agenzia sanitaria regionale dell’Ile-de-France ha predisposto monitoraggi e emanato raccomandazioni, consigliando controlli per bambini al di sotto dei sette anni e per donne in gravidanza.

Questo è solo l’ultimo di tanti incendi che si sono succeduti nella storia passata e recente, di tante cattedrali e edifici pubblici dal Medioevo agli anni più recenti, quali ad esempio quello che riguardò il Camposanto Vecchio di Piazza dei Miracoli a Pisa a seguito del bombardamento del 27 luglio del 1944 e che provocò la fusione delle lastre di Piombo del tetto, e danni ingenti agli affreschi che con il tempo sono stati recuperati e adesso possono essere nuovamente ammirati nella loro posizione originaria.

Ma torniamo al legame tra Piombo e salute. Oltre agli effetti di esposizioni acute sono quelli attribuibili a esposizioni croniche ad avere preoccupato di più, già dall’Impero romano che aveva subìto pesantemente le conseguenze dell’intossicazione cronica da piombo o saturnismo, a causa della contaminazione delle acque convogliate in condotte di piombo e per il consumo di vino contenente sali di Piombo.
Il piombo è un elemento naturale della crosta terrestre ed è il più comune dei metalli pesanti. È un metallo pesante altamente persistente, usato per secoli, che ha dato origine a una diffusa distribuzione sia nell’ambiente sia negli organismi viventi, compreso l’uomo.
Sebbene negli ultimi anni, per effetto di molte normative protettive si sia verificata una diminuzione della concentrazione nel sangue (piombemia), la ricerca ha prodotto risultati che hanno progressivamente abbassato i livelli per i quali continua ad essere giustificata una preoccupazione per l’esposizione.

Il piombo è assorbito attraverso i tratti respiratorio e gastrointestinale ed è stato stimato che nei bambini l’assorbimento intestinale del Pb sia da 5 a 10 volte maggiore di quello degli adulti esposti alla stessa fonte. È importante ricordare che l’assorbimento gastrointestinale nei bambini è aumentato dalle carenze di ascorbato, calcio, ferro e zinco (ATSDR, 2019). Una volta assorbito, il metallo è trasportato ai tessuti molli e alle ossa, dove può permanere per decenni, e parzialmente escreto con l’urina. In particolare, i bambini che presentano un  disturbo compulsivo (non considerato patologico nei bambini fino a 2 anni di età) che comporta il consumo ripetuto di suolo e polvere, sono a maggior rischio.

Le due maggiori sorgenti di esposizione al piombo nella popolazione statunitense fino alla fine degli anni ’80 sono state il piombo tetraetile usato come antidetonante nella benzina e l’uso del metallo come additivo ravvivante del colore nelle vernici, il cui uso è stato vietato definitivamente nel 1977. Una situazione largamente verificata anche in Europa, dove dal 1° gennaio 2002 l’unica benzina disponibile è detta verde o senza piombo.
Ancora oggi il piombo è rilasciato negli ambienti confinati come polvere sottile da residui di vernice, soprattutto nel caso di ristrutturazione di vecchie abitazioni (Dewalt et al, 2015), e i livelli di Pb nella polvere domestica sono stati positivamente correlati con i livelli di Pb nel sangue (blood lead levels, BLL) nei bambini (Etchevers et al, 2015). Anche l’esposizione a piombo presente nel fumo di sigaretta non è trascurabile, e più alti BLL sono riscontrati sia nei fumatori sia tra adulti e bambini esposti a fumo passivo (Richter et al, 2013). Il piombo è anche un componente del cloruro di polivinile o polivinilcloruro, presente in molti prodotti di uso quotidiano, tra cui giocattoli e tapparelle in vinile, oltre ad essere rilevabile in bigiotteria e in alcune ceramiche smaltate. Dagli Stati Uniti apprendiamo le stime di Pb in acqua e polvere che arrivano a contribuire rispettivamente per il 35% e il 20% del BLL nei bambini (ATSDR, 2019).

Fortunatamente ci sono state negli ultimi decenni azioni efficaci di riduzione, prima tra tutte l’eliminazione dai carburanti, e i dati raccolti dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) confermano come i valori medi di BLL nella popolazione nord-americana siano progressivamente calati dal 1999 al 2016, dimezzandosi da 1,66 µg/dL a 0.82 µg/dL negli adulti, e diminuendo di oltre il 70% tra i bambini di 1-5 anni (CDC, 2019). Nel 2012 il CDC ha adottato un valore di riferimento (VdR) per il BLL pari a 5 µg/dL per i bambini di età 1-5 anni.
Dati recenti indicano che ci siano ancora 535.000 bambini statunitensi di 1-5 anni con BLL pari o superiore a 5 µg/dL, più rappresentati tra poveri e appartenenti a gruppi di minoranze razziali/etniche che vivono in alloggi scadenti (ATSDR, 2019). E’ quindi probabile che il VdR possa essere ulteriormente abbassato a 3,5 µg/dL, sulla base di risultati recenti ricavati dal programma di sorveglianza National Health and Nutrition Survey (Paulson and Brown, 2019).

Sia il livello di piombo nel sangue, che è un indicatore di esposizione recente, sia le stime di esposizione cumulativa nel corso della vita, sono state associate con una serie di condizioni morbose. Di particolare interesse è la tossicità sul sistema nervoso, ed in particolare la sua correlazione con il declino cognitivo dei bambini esposti. A causa delle caratteristiche fisiologiche e comportamentali, i bambini sono più suscettibili, ed in particolare la non completezza della barriera ematoencefalica aumenta il rischio di ingresso del metallo nel sistema nervoso centrale in via di sviluppo, dando origine a disordini neurocomportamentali prolungati o anche permanenti (ATSDR, 2019). La correlazione tra avvelenamento da Pb e ritardo mentale è stata riportata da vecchia data: effetti neurotossici erano già stati segnalati negli anni ‘40 e negli anni ‘60 erano stati correlati con valori di BLL elevati, > 60 µg/dL (Carpenter and Nevin, 2008).
Tuttavia negli anni successivi è stato mostrato che livelli di Pb nel sangue superiori a 10 μg/dL possono essere associati a deficit medi di QI di 1-2 punti  (Pocock et al., 1994). Un decennio dopo era stato evidenziato che anche valori di BLL < 5 µg/dL sono in grado di determinare una riduzione del quoziente intellettivo: un articolo comparso sul New England Journal of Medicine aveva riportato che bambini con BLL compresi tra 1 e 10 µg/dL presentano deficit di QI maggiore di quelli con BLL > 10 µg/dL (Canfield et al, 2003). In anni più recenti è stata confermata la perdita di punti di QI in relazione a valori di  BLL < 10 µg/dL. In particolare, in una ricerca condotta su adolescenti italiani di 11-14 anni è stata osservata una riduzione del QI per BLL superiori a 1,71 µg/dL e per ogni incremento di BLL pari a 0,19 µg/dL è stato rilevata una perdita di punto di QI (Lucchini et al, 2012). BLL minori di 10 µg/dL sono stati inoltre correlati con una diminuzione delle performance scolastiche, in particolare per le capacità matematiche e di lettura (Blackowicz et al, 2016), e sono stati osservati effetti negativi su un ampio spettro di funzioni cognitive, quali il linguaggiol’attenzione, la memoria, la flessibilità cognitiva e l’integrazione visiva-motoria (Canfield et al, 2004). Nei bambini con BLL maggiori di 1,6 µg/dL è stato rilevato un incremento del rischio del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, del disturbo oppositivo provocatorio e del disturbo da condotta (Boucher et al, 2012). La letteratura scientifica sui possibili effetti dell’esposizione al Pb durante l’infanzia è ricca, sia a carico della  funzione cognitiva (Mazumdar et al, 2011; Reuben et al, 2011), sia in associazione con uno stato socio-economico più deprivato (Reuben et al, 2011), fino a legami con crimini e reati violenti in età adulta (Boutwell et al, 2017; Wright et al, 2008).

Con il Regolamento (UE) n. 836/2012 della Commissione del 18 settembre 2012 recante modifica dell’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio sono state disposte nuove restrizioni sul piombo secondo il regolamento europeo REACH, specificamente per gli articoli e le parti che possono essere messe in bocca dai bambini il limite totale di contenuto di piombo applicato è pari allo 0,05% in peso. Inoltre, nel giugno del 2018, la European Chemical Agency ha aggiunto dieci nuove sostanze alla Candidate List delle sostanze considerate “of concern”, e tra queste è incluso il Pb metallico, uno dei principali metalli presenti nel mercato europeo per il suo ampio utilizzo nelle leghe, nella saldatura, nei polimeri, nell’’industria automobilistica e nell’elettronica.

Ad oggi non è stato identificato un livello di esposizione soglia di BLL in grado di proteggere effetti negativi sulla salute nei bambini, che possono verificarsi in modo severo per valori di BPP più elevati, mentre più debolmente, con effetti non sempre facilmente clinicamente riconoscibili, in corrispondenza di valori molto bassi. La riduzione dell’esposizione al piombo nella prima infanzia rimane pertanto l’unico strumento di difesa contro i danni del piombo al sistema nervoso, alla crescita e allo sviluppo.

 Fonte: https://www.rivistamicron.it/approfondimenti/piombo-perche-non-abbassare-la-guardia/

Note:
[1] Si ricorda che i valori di riferimento sono essenziali per caratterizzare i risultati individuali come “elevati” o “non elevati” rispetto al valore medio della popolazione per le sostanze per le quali non è nota una concentrazione sicura.

Bibliografia:

ATSDR, Agency for Toxic Substances and Disease Registry. Lead Toxicity. Who Is at Risk of Lead Exposure? Disponibile a: https://www.atsdr.cdc.gov/csem/csem.asp?csem=34&po=7

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